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Nel mio mondo

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“Mia soltanto è la patria della mia anima.”

_Marc Chagall

 

Matasse di pensieri pesanti

tornano silenziose

oscurando la luce.

 

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A me, in fondo, la tristezza piace.
Non che mi piaccia essere giù, o di cattivo umore.
È che ho imparato a convivere con quel senso di malinconia che la sera, prima di chiudere gli occhi, ti avvolge del tutto.
Ho imparato ad amare di più una canzone che mi fa scendere le lacrime a fiotti, piuttosto che una dal ritmo allegro, o da ballare.
E se dovessi scegliere tra un film strappalacrime o qualsiasi un altro genere, sceglierei il primo. Non perché sono masochista, o stupido, ma perché conosco bene la sensazione di rimanere solo, di essere abbandonato.
E non riesco a vedere me stesso in un film a lieto fine, in un libro alla “vissero per sempre felici e contenti”.
Sono fatto così.
Mi piacerebbe poter dire di essere una persona felice. Ma non lo sono.
Amo stare solo nella mia tristezza.
Amo le sere di pioggia, con un libro un po’ drammatico tra le mani.
In fondo, mi trovo bene nella mia malinconia.
Forse perché una persona felice vive nella paura di diventare triste.
Mentre una persona che si è abituata alla tristezza, mal che vada, trova la felicità.
Francesco Roversi. (via vorreisoloessereperfetta)

(via senza-voce)

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“Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni”  _Paulo Coelho

“Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni”

_Paulo Coelho

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Vi racconto una storia…

“Una volta le galline trovarono la volpe in mezzo al sentiero. Aveva gli occhi chiusi, la coda non si muoveva. – È morta, è morta! – gridarono le galline. – Facciamole il funerale.
Difatti suonarono le campane a morto, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in fondo al prato. Fu un bellissimo funerale e i pulcini portarono i fiori. Quando arrivarono vicino alla buca la volpe saltò fuori dalla cassa e mangiò tutte le galline.

La notizia volò di pollaio in pollaio. Ne parlò perfino la radio, ma la volpe non se ne preoccupò. Lasciò passare un po’ di tempo, cambiò paese, si sdraiò in mezzo al sentiero e chiuse gli occhi.

Vennero le galline di quel paese e subito gridarono anche loro:
- È morta, è morta! Facciamole il funerale.
Suonarono le campane, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in mezzo al granoturco.
Fu un bellissimo funerale e i pulcini cantavano che si sentiva anche in Francia.

Quando furono vicini alla buca, la volpe saltò fuori dalla cassa e si mangiò tutto il corteo.
La notizia volò di pollaio in pollaio e fece versare molte lacrime. Ne parlò anche la televisione, ma la volpe non si prese paura per nulla. Essa sapeva che le galline hanno poca memoria e campò tutta la vita facendo la morta.

E chi farà come quelle galline vuol dire che non ha capito la storia!

— Il funerale della volpe - G. Rodari

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Insonnia di Elizabeth Bishop

La Luna nello specchio del comò

guarda milioni di miglia lontano

(e forse con orgoglio, a se stessa,

ma non sorride, non sorride mai)

via lontano lontano oltre il sonno,

o forse è una che dorme di giorno.

Se l’Universo volesse abbandonarla,

lei gli direbbe di andare all’inferno,

e troverebbe una distesa d’acqua

o uno specchio, sul quale indugiare.

Tu dunque metti gli affanni in un sacco

di ragnatele e gettalo nel pozzo

nel mondo alla rovescia dove

la sinistra è sempre la destra,

dove le ombre in realtà sono corpi,

dove restiamo tutta la notte svegli,

dove il cielo ha tanto poco spessore

quanto è profondo il mare e tu mi ami d’amore.

Archiviato in Elizabeth Bishop